RACCONTI DAL RESTO DEL MONDO

SPETTACOLO-CONCERTO SULLA CULTURA CALABRESE

Drammaturgia Emanuela Bianchi
Testi originali Emanuela Bianchi
Musiche Ettore Capicotto
Testi delle musiche Ettore Capicotto
Testo della musica “Ninnareddha” Achille Curcio
Arrangiamenti Francesco e Maurizio Peronace
Drammaturgia luci Francesco Corapi
Costumi Immacolata Magro
Regia Ettore Capicotto

Sinossi

Galleria

RACCONTI DAL RESTO DEL MONDO

SPETTACOLO-CONCERTO SULLA CULTURA CALABRESE

Drammaturgia Emanuela Bianchi
Testi originali Emanuela Bianchi
Musiche Ettore Capicotto
Testi delle musiche Ettore Capicotto
Testo della musica “Ninnareddha” Achille Curcio
Arrangiamenti Francesco e Maurizio Peronace
Drammaturgia luci Francesco Corapi
Costumi Immacolata Magro
Regia Ettore Capicotto

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Sinossi

Ci sono infinite scritture possibili per esprimere cos’è una cultura e altrettanti modi per tramandarla, questo progetto esprime la scelta di un linguaggio possibile.

Nasce dal desiderio di far incontrare teatro e musica come elementi fondamentali del ritratto della Calabria, e rendere sensibili, nel senso di “palpabili”, le emozioni evocate da ricordi che trovano le radici in un passato remoto e si scontrano con l’avvento della modernità.

Così nasce la collaborazione tra un teatro improntato alla ricerca delle emozioni e del sensoriale, e la musica del Trio Climacus che sviluppa una ricerca sulle sonorità meridionali attraverso una composizione squisitamente contemporanea arricchita da strumenti etnici (pipita, zufoli, flauti a fessura, digieridoo, jambeè).

Spinti dall’esigenza di indagare problematiche come l’emigrazione, l’abbandono, l’identità culturale e lo sgretolamento della cultura, con fare antropologico ci appropriamo di testi originali, testi di Costabile, C. Basile e testi popolari anonimi.

I testi musicali sono rivisitazioni originali di importanti canzoni o racconti popolari, presentati con una ritmica e un sound che sconfina dall’ambiente della musica popolare riappropriandosi di suoni lontani che ci vengono dalle interazioni fra diverse culture che hanno attraversato e attraversano la nostra terra.

Un alternarsi tra memoria storica e presente, racconta – storie e personaggio, tra emigrante calabrese ad emigrante di tutti i paesi, per rintracciare nel vissuto culturale calabrese quel processo che non vede tramonto, la migrazione a tutt’oggi la risposta dei giovani al proprio paese d’origine, la fuga rappresenta ancora l’ancora di salvezza…ci chiediamo da cosa.

Attraverso colorite ed ironiche immagini si riscontra tutta la storicità e la cultura di un popolo e degli eventi che l’ hanno contrassegnata e che sono la spina dorsale dei valori culturali di un sud che produce e riproduce come dinamica culturale la migrazione; dall’invasione dei “turchi cani”, ai francesi e gli spagnoli, ad una religiosità intrisa di paganesimo, allo spettacolare paesaggio teatro di guerre ed amori, di briganti e sangue, di gente senz’acqua e senza terra, di donne vestite a lutto per tutta la vita, di nenje ed inni di gioia, di feste e venditori di noccioline…

Dal presente moderno si sviluppa un ricordo del passato, in armonioso ed ironico contrasto; reso vivo ed efficace dall’alternarsi di un quadro scenico che evoca la presenza della propria terra grazie alla musica che racconta come passato e presente siano un’unica cosa.

Opere citate: Calabria Infame (F. Costabile); Mio sud (F. Costabile); Pianto delle Ciangiatare (anonimo di Cropani); Nu jornu fu apprizzata la mia pella (anonimo); Madonna du cielu si culonna (anonimo); “A zia da Francia” (P. Marino); “L’alchimista” (Paulo Choelo).

Sinossi

Ci sono infinite scritture possibili per esprimere cos’è una cultura e altrettanti modi per tramandarla, questo progetto esprime la scelta di un linguaggio possibile.

Nasce dal desiderio di far incontrare teatro e musica come elementi fondamentali del ritratto della Calabria, e rendere sensibili, nel senso di “palpabili”, le emozioni evocate da ricordi che trovano le radici in un passato remoto e si scontrano con l’avvento della modernità.

Così nasce la collaborazione tra un teatro improntato alla ricerca delle emozioni e del sensoriale, e la musica del Trio Climacus che sviluppa una ricerca sulle sonorità meridionali attraverso una composizione squisitamente contemporanea arricchita da strumenti etnici (pipita, zufoli, flauti a fessura, digieridoo, jambeè).

Spinti dall’esigenza di indagare problematiche come l’emigrazione, l’abbandono, l’identità culturale e lo sgretolamento della cultura, con fare antropologico ci appropriamo di testi originali, testi di Costabile, C. Basile e testi popolari anonimi.

I testi musicali sono rivisitazioni originali di importanti canzoni o racconti popolari, presentati con una ritmica e un sound che sconfina dall’ambiente della musica popolare riappropriandosi di suoni lontani che ci vengono dalle interazioni fra diverse culture che hanno attraversato e attraversano la nostra terra.

Un alternarsi tra memoria storica e presente, racconta – storie e personaggio, tra emigrante calabrese ad emigrante di tutti i paesi, per rintracciare nel vissuto culturale calabrese quel processo che non vede tramonto, la migrazione a tutt’oggi la risposta dei giovani al proprio paese d’origine, la fuga rappresenta ancora l’ancora di salvezza…ci chiediamo da cosa.

Attraverso colorite ed ironiche immagini si riscontra tutta la storicità e la cultura di un popolo e degli eventi che l’ hanno contrassegnata e che sono la spina dorsale dei valori culturali di un sud che produce e riproduce come dinamica culturale la migrazione; dall’invasione dei “turchi cani”, ai francesi e gli spagnoli, ad una religiosità intrisa di paganesimo, allo spettacolare paesaggio teatro di guerre ed amori, di briganti e sangue, di gente senz’acqua e senza terra, di donne vestite a lutto per tutta la vita, di nenje ed inni di gioia, di feste e venditori di noccioline…

Dal presente moderno si sviluppa un ricordo del passato, in armonioso ed ironico contrasto; reso vivo ed efficace dall’alternarsi di un quadro scenico che evoca la presenza della propria terra grazie alla musica che racconta come passato e presente siano un’unica cosa.

Opere citate: Calabria Infame (F. Costabile); Mio sud (F. Costabile); Pianto delle Ciangiatare (anonimo di Cropani); Nu jornu fu apprizzata la mia pella (anonimo); Madonna du cielu si culonna (anonimo); “A zia da Francia” (P. Marino); “L’alchimista” (Paulo Choelo).

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